Dolce afoschia

Dolce afoschia
inesistente, non rendi le cose evanescenti.
Mentre le nostre menti si arrovellano
la dolce foschia se ne va, calma, piano,
nebulizzata.

Gli ingranaggi neuronali si oliano ben bene
poi clonc. Si rilassano.

Il regime è al minimo e sulle cime
dei discorsi ci sono, e sono qua e
l’alabastro è dietro, insieme alle genti
del terzo canto di Dante.

Ed eccomi, quindi, ad ascoltare parole piene,
a ridere, essere, vivere – forse –
senza usare più il codice Morse
né senza ingrandire le pene.

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