Il solista (I, II)

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Questi che sto per proporvi sono due componimenti ritrovati nel cassetto appartenenti a due epoche di vita differenti. Li ho messi insieme come dittico: due facce della stessa medaglia.

Il solista, I

Si apre il sipario e sento il crescendo
di questa melodia che ora suono da solo.
Sento i timpani e i rullanti
che iniziano il loro tamburellamento.

Suono da solo, le luci dei fari m’illuminano
ma tra il pubblico nessuno che mi ascolta
nessuno che applaude.
Sbaglio una nota in questo lungo assolo
qualcuno compare, mi fischia, scompare.
Continuo a suonare e così vago
tra una nota e l’altra da solo
finchè non termino con l’ultima, lunga,
e m’inchino. Niente applausi.
Si chiude il sipario.

Il solista, II

Si apre il sipario e sento il crescendo
del gruppo che mi dà il cenno:
“uno, due, tre, quattro”.
Il pubblico torna attento
ed alza lo sguardo distratto.
Inizia l’assolo:

non più l’assiuolo di morte,
ma un cardellino di vita.
L’assolo cresce, la batteria batte
forte sulle pelli,
il basso corre veloce,
il piano tesse l’armonia:
esiste solo la sinergia
della musica prodotta,
dell’attimo-nota vissuto.

Termino con l’ultima semicroma
e crosciano gli applausi.
Non m’inchino. Chiudo gli occhi, sorrido.

Si chiude il sipario.

 

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Verde pace dei sensi

Guardo queste gocce di rugiada
che non sono più lacrime versate,
né botte nel petto subìte.
Sono i colori creati dai raggi del sole
che le investe dando palette bellissime,
amori nascosti e gioie freschissime.

E le viole, e i lamponi, e l’odore di bagnato:
tutto è una sinestetica danza!

Il carrarmato di emozioni che avevo si sfa
qua, nella verde pace dei sensi,
nel profumato odore di mirtillo divino.

Problema

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Su concessione di LP – (c) 2017

Tutti hanno un problema
un errore del capocomico in una scena.

Basta improvvisare
per rimediare e trasformare
quello che era un evento triste e inaspettato
in un applauso del pubblico estasiato.

Un ultimo addio

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Su concessione di LP – (c) 2017

Ricordo, Maya, le chiacchiere al chiaro di luna.
Quando la brezza in barca ci accarezzava
e tu mi parlavi, calma, della fortuna.

Per la prima volta sentivo in cuore quello che mai sentii
e io, immobile, con lo sguardo che si perdeva nel tuo
e le dita che con le tue giocavano a nascondino,
ascoltavo, in silenzio, l’amore che avevi da offrirmi.

Quante cose vorrei dirti, Maya, che mai ti ho detto
quanti i ricordi, quante le sere a scaldarmi
vicino al tuo focolare,
quante le carezze col tepore di una tazza di tè.

Mi resta un bacio, ultimo, da mandarti
tra queste righe di seta rossa
e delle scuse, forse, in modo che tu possa
perdonare questo poeta dall’anima ora quieta.

Non mi fermerò mai

Non mi fermerò mai
davanti a questo duro
muro di esitazione.

Addio appiccicosa rassegnazione
mi libererò di te
e non metterò la testa nella sabbia
non mi piegherò nè bacerò i tuoi
viscidi piedi d’ansia fangosa
io ti dico addio.

Non mi fermerò mai
fino a quando non terrò in mano le mie ceneri
che ancora ardono per l’impresa compiuta
che fumano per la sfida lanciata.
Mi dimenerò è scrollerò di dosso questa
lercia e lezza fanghiglia.

Vi saluto
tu vigliacco passato
tu ansioso futuro
Non c’è davanti, non c’è dietro.

Sono pronto allo scacco dopo lo smacco
e adesso andrò in cerca dell’oro
dell’ogni giorno ch’è una vita
e vivrò nel presente, segnandomi l’ora
d’ogni gioioso minuto vissuto finora.

Universo

Una danza di stelle e pianeti sopra di me
sono Giove e la Luna che quasi si toccano
è Orione, più in là, una cicatrice nel cielo
è Venere, che danza con gli altri pianeti:
timida si mostra prima dell’amico Sole.

È l’Orsa Maggiore, che per il Nord
indica la via al navigatore.
E mentre va anche noi andiamo, giriamo,
volteggiamo e in una trottola infinita
vediamo ballare quelle sette stelle belle.
Svelaci, Alioth, i segreti che custodisci.

Immerso nel buio, con la sola luce dell’universo
e il telescopio, mio fedele compagno
osservo l’osservabile infinitesima parte
del tutto che ci circonda
e dove torneremo, in questo capolavoro d’arte.

Sotto la tettoia

Il cielo s’arrabbia e le nuvole con lui
e tutto diventa grigio e corro
al riparo dalla pioggia che cade
con violenza e vedo all’orizzonte
tuoni e lampi che fanno tremare
e rimbombano, risuonano cupi dappertutto.

Devo prendere il treno, corro,
il tempo non aiuta, spaventa, non muta
ma continua come un mortaio a sparare colpi
ad emettere flash. E la pioggia croscia.
Eccone un altro.
Ecco il treno.

Ciliegi

NOTA: questa è la canzone che vi invito ad ascoltare mentre leggete

È primavera ancora una volta
e la pioggia batte con uguale cadenza
a rintocchi semplici e leggeri.

Laggiù, tra i campi sparsi e immersi nel freddo
alcuni ciliegi stanno sbocciando
(o, meglio, tentando, in questa strana stagione).
Il gelo li ostacola e chissà
se domani potremmo godere dei loro frutti.

Demetra, mentre cammino
per le vie di questa città
tra i ciottoli di questi umidi campi
e con Pieranunzi nelle orecchie
penso a te.

Se solo fosse così semplice, l’amore
se solo bastasse subito quel gioco di sguardi.
Ma solo tre ora sono le cose:
una lacrima d’arancia tagliata
un vento che soffia in una città deserta
e le foglie che ti porti via

mentre la canzone e il mio amore
comunque camminano insieme.