Universo

Una danza di stelle e pianeti sopra di me
sono Giove e la Luna che quasi si toccano
è Orione, più in là, una cicatrice nel cielo
è Venere, che danza con gli altri pianeti:
timida si mostra prima dell’amico Sole.

È l’Orsa Maggiore, che per il Nord
indica la via al navigatore.
E mentre va anche noi andiamo, giriamo,
volteggiamo e in una trottola infinita
vediamo ballare quelle sette stelle belle.
Svelaci, Alioth, i segreti che custodisci.

Immerso nel buio, con la sola luce dell’universo
e il telescopio, mio fedele compagno
osservo l’osservabile infinitesima parte
del tutto che ci circonda
e dove torneremo, in questo capolavoro d’arte.

Sotto la tettoia

Il cielo s’arrabbia e le nuvole con lui
e tutto diventa grigio e corro
al riparo dalla pioggia che cade
con violenza e vedo all’orizzonte
tuoni e lampi che fanno tremare
e rimbombano, risuonano cupi dappertutto.

Devo prendere il treno, corro,
il tempo non aiuta, spaventa, non muta
ma continua come un mortaio a sparare colpi
ad emettere flash. E la pioggia croscia.
Eccone un altro.
Ecco il treno.

Question time!

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CC 4.0 di L.P. – 2013

Saluto tutti i miei affezionati lettori.

Un paio di voi mi hanno mandato delle e-mail con alcune domande riguardanti le liriche e altre più generali.
Colgo l’occasione quindi per mettere a disposizione questo spazio per eventuali domande alle quali risponderò dettagliatamente in un prossimo post che pubblicherò qui sul blog.

Postate pure le vostre curiosità sulla poetica, la persona dietro la poetica, la musica e il senso della vita (perchè no?!) qua sotto, in un commento!

Grazie ancora del vostro continuo supporto.

Veturio

Ciliegi

NOTA: questa è la canzone che vi invito ad ascoltare mentre leggete

È primavera ancora una volta
e la pioggia batte con uguale cadenza
a rintocchi semplici e leggeri.

Laggiù, tra i campi sparsi e immersi nel freddo
alcuni ciliegi stanno sbocciando
(o, meglio, tentando, in questa strana stagione).
Il gelo li ostacola e chissà
se domani potremmo godere dei loro frutti.

Demetra, mentre cammino
per le vie di questa città
tra i ciottoli di questi umidi campi
e con Pieranunzi nelle orecchie
penso a te.

Se solo fosse così semplice, l’amore
se solo bastasse subito quel gioco di sguardi.
Ma solo tre ora sono le cose:
una lacrima d’arancia tagliata
un vento che soffia in una città deserta
e le foglie che ti porti via

mentre la canzone e il mio amore
comunque camminano insieme.

 

Fisica I

Tritando il tritume contorto
delle pagine pungenti e odiose
di questo libro morto
-senti che odore di vecchio-
leggo e studio vomitando nel secchio
qual è il cervello.

Bello però il sapore del sapere
se solo non fosse per il truce dolore
che va aumentando oscurando il sole dell’imbecillità.

L’ospedale e la fragilità umana

2016-07-04 21_22_46-2129555467_dc9cd37776_b.jpg (immagine JPEG, 1024 × 650 pixel)

«Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l’uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene. »

(1) Seneca

Inizio subito, di getto, con lo scrivere una mia riflessione su quanto accaduto in queste ultime settimane.
Sono stato ricoverato 4 giorni. Niente di grave, sia chiaro, solo una piccola colica addominale. Il punto è che in tutta la mia vita non sono mai stato ricoverato in nessun ospedale, per nessun motivo. Oh, certo, ne ho girati tanti di ospedali, e ne ho fatti di esami. Ahimè ho sempre avuto una salute cagionevole. Di ospedali e di ricoveri, però, neanche l’ombra. Fino a questo 21 Giugno. Per carità, so bene che c’è gente che sta peggio di me -e anche chi sta meglio…- ma bene o male nella mia sfortuna mi sono sempre ritenuto fortunato. E sono felice di questo. «Finchè la barca va, lasciala andare».

La riflessione che sto per proporvi (o propinarvi) è scaturita dal fatto che una volta lì si rimane praticamente soli con noi stessi, eccezion fatta per le visite dei parenti e amici in determinati orari, che personalmente mi hanno fatto molto bene psicologicamente.
Ma quando rimani lì da solo, in quel letto bianco, asettico, e straordinariamente comodo d’ospedale, non puoi fare a meno di pensare. A cosa? A tutto. Ma un “tutto” diverso dal solito “tutto” cui siamo soliti pensare. Sono momenti particolari quelli che viviamo là, e chi c’è stato sicuramente potrà condivedere con me quest’affermazione. Particolari nel senso che, di notte specialmente, a televisione spenta, mentre -quasi- tutti dormono e qualcuno si lamenta, tra le urla agonizzanti di un qualche malato che magari è stato operato da poco, finisci a pensare alla vita, all’uomo e alla sua fragilità.

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Forte dei Marmi

Ricordi di mare
di quando sul molo
vedendo i flutti sugli scogli crosciare
non ci curavamo del male
e ora abbracciati e ora correndo
giocavamo

senza pensare al senso della vita
ai problemi e alle delusioni
al lavoro e al futuro

ma solo al bello e felice tempo
di cui freschi al massimo
stavamo con grazia godendo.

 

Foto scattata da Ludovico Pavesi, CC BY 2015

Foto scattata da Ludovico Pavesi, CC BY 2015

Pistone futurista

Pistone

Come un cavallo da corsa
e un treno futurista
mi getto con forza, correndo
verso la schiera, là, che mi sta offendendo.
AH-AH! Vanno ripetendo, in gergo, affondando
il loro amato coltello, AH-AH! ZAC!

ZAC! AH-AH!

Ma il mio cuore è come un pistone
spinge, pompa un’immensa rabbia
dentro questo motore
che non cigola più, funziona a dovere
CLANC, CLANC, CLANC
e mi accende, e mi spinge e brucio
CLANC, CLANC CLANC
e mi butto, e combatto e ingrano
CLANC, CLANC, CLANC

Senza indugio allora mi fiondo dritto al punto
sguaino la spada, sorprendo l’avversario
macino, ingrano, infurio, sbrano
CLANC, CLANC, CLANC
la benzina si consuma, arde di tremenda forza,
il pistone pompa furente e ovunque
s’ode lo scoppio discendere dal mantello
CLANC, CLANC, CLANC